14
settembre

Facebook, Twitter e il bias della conferma

Questo post è apparso inizialmente su Medium 

Che siate buoni osservatori o meno, avrete di certo notato che da qualche mese a questa parte la news feed di Facebook ci mostra, con sempre maggior frequenza, i post degli stessi amici o delle pagine che seguiamo più assiduamente.

Può rappresentare questo un problema per tutti noi Facebook-addicted e non?

Apparentemente la risposta potrebbe essere no; anzi, leggere solo ciò che più ci fa piacere, con ogni probabilità, rappresenta ciò che più desideriamo nel corso delle nostre esperienze socialmediatiche.

Mi preme, però, approfondire meglio la questione.

Avete mai sentito parlare di bias? Il bias è un errore sistematico del giudizio che può essere applicato a diversi campi, dalla psicologia alla statistica fino ad arrivare ai media (mediabias). Sono errori in cui tutti noi incappiamo quotidianamente e lo facciamo senza rendercene conto perché sopraffatti dalle emozioni, dalla fretta, dalla stanchezza o semplicemente perché non conosciamo approfonditamente ciò di cui stiamo parlando.

Costantemente ci lasciamo andare a giudizi (o meglio pre-giudizi) basati solo ed esclusivamente sulla nostra esperienza personale o su preconcetti, perdendo così obiettività e lucidità nella formulazione delle nostre analisi.

Ma cosa c’entra tutto questo con il futuro (ed il presente) del Social Media di Mark Zuckerberg?

Scrollare la news feed di Facebook e trovarsi di fronte sempre i post, i commenti e le condivisioni provenienti degli stessi profili (o pagine), avendo anche la possibilità di impostare chi o cosa vedere per primo, può portarci ad incappare in uno dei bias più comuni: quello della conferma. Stiamo parlando di uno degli errori sistematici più diffusi e nel quale ci imbattiamo quotidianamente (anche se ignari di tutto ciò).

Il bias della conferma è un processo mentale che porta gli individui a selezionare, ricercare, accettare e condividere solo ed esclusivamente informazioni che confermino le proprie ipotesi ed opinioni.

Un esempio in grado di descrivere alla perfezione il fenomeno può essere rappresentato dalle dinamiche che si instaurano e che regolano la vita di due community attivissime sul Web ed in eterno conflitto tra loro. Sto parlando di complottisti e debunker, i primi propensi ad accettare come plausibili e veritiere teorie tese a ribaltare le cosiddette “versioni ufficiali dei fatti”, i secondi dediti alla lotta alla disinformazione e allo smascheramento delle bufale. Questi due gruppi sociali non si incontreranno mai. Non dialogano, non discutono tra di loro e mai lo faranno. Entrambi sono accomunati dalla continua ricerca e condivisione di notizie ed informazioni tese a rafforzare le proprie convinzioni e posizioni.

Nessuno di noi (io in primis) può considerarsi esente da questo modus operandi online. Su Facebook possiamo decidere di non seguire più un “amico” che condivide contenuti a noi poco graditi, oppure possiamo scegliere di vedere per primi gli status di persone o pagine che seguiamo con maggior interesse. Lo stesso algoritmo che regola la news feed di FB tende a mostrarci più frequentemente i post degli utenti con i quali interagiamo più spesso.

In una bella intervista di Dino Amenduni ad Alexios Mantzarlis sul fact-checking (leggila qui), quest’ultimo racconta di come su Facebook si stiano creando dei veri e propri “echo chambers”, ovvero situazioni in cui le idee di un singolo si rafforzano sempre più attraverso la loro continua e costante ripetizione all’interno di un sistema “chiuso”.

Quello della news feed è un tema che però non riguarda solo ed esclusivamente Facebook.

Chi utilizza Twitter conosce benissimo la sua timeline e sa che, sin dagli albori, mostra i tweet in ordine cronologico, feature decisamente molto apprezzata dall’utenza. Con uno degli ultimi aggiornamenti, il social di microblogging per antonomasia, ha dato la possibilità agli utenti di modificare la propria timeline selezionando l’impostazione “Mostrami i migliori tweet per primi”, per molti una vera e propria rivoluzione (che resta ancora facoltativa).

Le voci di una sua introduzione definitiva avevano provocato la reazione stizzita degli utenti più affezionati che si sono prodigati nel lancio dell’hastag #RIPTwitter con lo stesso CEO Jack Dorsey costretto ad intervenire per sedare la polemica.


Insomma, le timeline fanno discutere le due community, in particolar modo i cinguettatori più accaniti, e offrono spunti di riflessione decisamente interessanti sul ruolo presente e futuro dei Social Media. Siamo alla continua e costante ricerca di conferme che ci diano sicurezze e rafforzino le nostre opinioni. I Social Network, da questo punto di vista, rappresentano gli strumenti ideali in grado di soddisfare questo nostro innato bisogno.

Il ritmo delle nostre giornate è scandito, in parte, anche dai Social. Trascorriamo quotidianamente del tempo in un ambiente virtuale apparentemente aperto ed inclusivo, ma che, senza gli strumenti adatti, senza un’educazione al fact checking, senza un approccio consapevole al mezzo, rischia di trasformarsi in un sistema chiuso dove le nostre assunzioni (errate) continueranno a rafforzarsi giorno dopo giorno, post dopo post, tweet dopo tweet.

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