Articolo pubblicato su L’Unità del 28 novembre 2015 Un nuovo incontro, un fatto inedito, un lieve trauma, un necessario cambio di agenda nella nostra giornata. Oppure la notizia di un incidente aereo, echi di conflitti lontani, un atto di terrorismo, la parola “guerra” che risuona, l’ignoto che ci invade. Qualunque evento imprevisto, piccolo o grande, provoca un terremoto, piccolo o grande, nel nostro “mondo interno”, dove ognuno di noi organizza mentalmente le proprie idee sul “mondo esterno”, disponendole in forma di mappe cognitive, schemi mentali fatti di associazioni che si attivano in determinate condizioni. Questi schemi ci permettono di compiere “senza pensare” la stragrande maggioranza delle nostre azioni quotidiane: non facciamo alcuno sforzo mentale per camminare mettendo un piede davanti all’altro o per guidare quando procediamo spediti su un’autostrada poco trafficata. In questi e altri mille casi, per dirla con Daniel Kahneman, è il nostro sistema 1 ad agire: quello delle...