Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da marzo, 2018

A cosa assomiglia il M5S?

La classe dirigente del paese richiede urgentemente un ricambio generazionale: nuove idee, nuove proposte e (soprattutto) nuove facce cui affidarsi nei momenti più duri. Il giornalismo non è da meno. E se infatti in molti ne hanno le scatole piene dei vecchi soloni che albergano negli studi televisivi da 10, 20, 30 e anche 40 anni, l’insofferenza cresce ancora di più quando bisogna digerire i vetusti e polverosi cliché e luoghi comuni che si portano appresso. Gli intellettuali non ci stanno capendo più niente (Ferie D’Agosto, 1995) Esempio più classico: cercare di inseguire (e di capire) il nuovo utilizzando categorie appartenenti al passato . Quella della rappresentatività è infatti un’euristica , un modo di funzionare del nostro pensiero che ci risparmia lo sforzo di studiare fenomeni nuovi riuscendo comunque ad emettere giudizi. In gran parte dei casi, questi giudizi si rivelano però fallaci . Press enter or click to view image in full size Il 6 marzo per l’Huffington Post il M5S è...

Perché non fidarsi (almeno oggi) delle previsioni politiche

Gira molto (ed è arrivata anche in UK ) un’infografica realizzata dall’Istituto Cattaneo che mostra cosa succederebbe se si votasse oggi di nuovo. Lo scenario riportato nella mappa del voto è stato ripreso da molti per argomentare le tesi che considerano le mosse di Mattarella addirittura controproducenti . Press enter or click to view image in full size C’è un problema: lo studio si limita riportare i risultati dello scorso 4 marzo, sommando i voti dei due partiti (Lega e M5S) e quindi senza tener conto di tantissimi fattori. Innanzitutto, è difficile credere che la crisi costituzionale che stiamo vivendo non influisca sul prossimo voto , sia in un senso che nell’altro. Come è plausibile che l’intervento del Presidente della Repubblica possa spingere i tanti elettori inferociti a votare uno dei due partiti per vedere finalmente nascere un governo M5S-Lega, può essere vero anche che una volta scoperta definitivamente la carta dell’uscita dall’euro succeda esattamente il contrario: ...

Cambridge Analytica, due riflessioni a freddo

Due riflessioni a freddo sul caso Cambridge Analytica su due aspetti sottovalutati se non del tutto ignorati dalla stampa che si è occupata del tema: Non è detto che gli utenti di Facebook interpretino tutti la condotta di Cambridge Analitica come fraudolenta e lesiva della loro privacy e della loro persona. A lungo termine sarebbe interessante valutare il numero degli user che continuano ad accettare policy d’uso ambigue o potenzialmente “pericolose” su Facebook e su altre piattaforme (e ce ne sono). Ad esempio, non è ancora chiaro perché la app di Facebook scali addirittura posizioni in classifica fra quelle più scaricate (qualcuno dice che è perché gli utenti vogliono disiscriversi o cancellare l’accesso alle terze parti), mentre il titolo crolla in borsa. A proposito: la discesa di un titolo non significa automaticamente che la gente si sia stufata di quel prodotto .  Ancora più interessante sarebbe infine intervistare gli utenti di Facebook chiedendo loro quanto gli importa ...

Facebook, la caduta dell’infallibilità papale

D unque: Cambridge Analytica, come qualsiasi azienda di marketing che opera sul web, ha sfruttato i dati che gli utenti gli hanno volontariamente — ma forse meno coscientemente — concesso (dal momento in cui hanno accettato le condizioni dell’app utilizzata da CA) per carpire gusti dei propri consumatori. Solo che stavolta la ricerca di mercato era finalizzata alle preferenze politiche e non di consumo , e i suoi risultati sono stati utili — difficilmente fondamentali, ma sicuramente utili (lo stesso Mark Zuckerberg, nell’intervista di stanotte, ha detto che è “difficile da valutare”) — ad una specifica campagna elettorale, unica nella storia della democrazia americana, ossia quella di Donald Trump. Va intanto chiarito che il passaggio (che molto risalto ha avuto sui media) in cui CA “si appropria” dei dati di circa 450mila utenti e li fa diventare di 50 milioni non è dovuto ad alcuna stregoneria digitale , bensì a una semplice concessione da parte dell’utente dei dati dei suoi co...

Non è vero che le fake news sono le notizie più virali

  L’Economist riporta un corposo studio del MIT, dove si sostiene che le fake news viaggiano mediamente online 6 volte più velocemente delle notizie vere. La ricerca, condotta dal Laboratory for Social Machines del MIT, ha esaminato ogni tweet inviato tra il 2006 e il 2017, utilizzando modelli statistici per classificare i tweet come “ falsi ” o “ veri ” affidandosi a 6 organizzazioni indipendenti di fact checking (i nostri dubbi sull’ideologia del fact checking li abbiamo già espressi qui ). In totale sono stati classificati oltre 4,5 milioni di tweet riguardo 126 mila storie diverse, classificate a loro volta in base al loro grado di diffusione sulla piattaforma. A quanto pare, le fake news oltre ad essere state retwittate da più persone sono state anche quelle retwittate più velocemente (le notizie vere richiedevano, in media, sei volte in più del tempo per raggiungere almeno 1.500 persone). Secondo i ricercatori la spiegazione è banale: “Things spread through soci...

In difesa delle ideologie novecentesche

L’inedita mappa del voto di queste politiche è in parte anche frutto di una campagna elettorale basata sul neglet delle cosiddette “ideologie novecentesche” . Attenzione, non parlo del risultato straordinario dei Cinque Stelle o della crescita della Lega in sé, quanto della particolare geografia del voto restituita dalle urne: se il nord ha scelto la Lega specialmente nelle sue aree più produttive, e il sud che ha registrato la vittoria schiacciante dei Cinque Stelle quasi ovunque è anche merito della scelta comunicativa dei loro leader quando interrogati sui massimi sistemi. Le frequenti uscite di Salvini (“destra e sinistra non interessano ai cittadini”), il continuo sottrarsi alla domanda “lei è antifascista?” di Di Battista, così come un passaggio nel discorso della vittoria di Di Maio la sera del 5 marzo , spiegano come è stata disintegrata la “cortina di ferro” che ha separato per decenni le aree rosse da quelle azzurre. Spaccare i vecchi “gruppi” (più che i vecchi schem...

M5S e Sud, la differenza fra correlazione e causalità

In politica come in sociologia il presentarsi di 2 fenomeni ( x e y ) contemporaneamente porta istintivamente a credere che questi siano l’uno la causa dell’altro ( ne abbiamo parlato poco tempo fa riguardo gli incidenti stradali ). La metodologia statistica ci ricorda invece che la correlazione non significa necessariamente causalità . Nella maggior parte dei casi, infatti, variabili indipendenti ancora sconosciute (z) hanno interferito sulla correlazione, causando appunto il presentarsi del fenomeno y. La vittoria schiacciante del M5S al Sud è secondo molti ( qui , o anche qui ) il sintomo di una parte (quasi la metà) del paese che chiede disperatamente “assistenza”, aggrappandosi alla speranza di un reddito di cittadinanza. Guardiamo la mappa della crescita del voto grillino e confrontiamola con i dati sulla disoccupazione in Italia. Le due cartine sono praticamente sovrapponibili , tutto fa pensare che il Mezzogiorno si sia recato in massa alle urne “attratto” dalla promessa ...