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Visualizzazione dei post da febbraio, 2018

Embraco e le multinazionali che (non) se ne vanno

Su Repubblica di ieri veniva presentato il conto preoccupante delle aziende straniere che hanno deciso di spostarsi dall’Italia per stabilire la produzione altrove. Sono circa 270, secondo il quotidiano, i gruppi multinazionali che hanno delocalizzato negli ultimi dieci anni gli stabilimenti, perlopiù nell’est dell’Europa, agevolati sia dal basso costo del lavoro che da alcune tipologie di incentivi fiscali. Il tema è drammatico, e delocalizzazione nel linguaggio della realtà significa soprattutto perdita di posti di lavoro. E i temi difficili sono anche quelli più soggetti a distorsioni e manipolazioni nel momento in cui devono essere raccontati. Ad esempio, quando qualche settimana fa Italo fu acquisita dagli americani, si gridò per giorni allo scandalo per l’ennesimo caso di svendita del patrimonio industriale italiano ( abbiamo poi visto che in realtà non è proprio così ). Nel caso di Embraco oggi il problema è invece la preoccupante e crescente deindustrializzazione del paese:...

Europa League: al Napoli conveniva davvero uscire?

L’esperienza in Europa League del Napoli in questa stagione ci ha confermato che l’ homo sportivus non è anche oeconomicus . Non tutte le scelte finanziarie sono “razionali” , ed è proprio missione di questo blog provare a spiegare quelle apparentemente incomprensibili che finiscono sui giornali. La gestione della partita di andata ad esempio (secondo alcuni frutto di una visione tacitamente condivisa da team e e ambiente) ha dato l’impressione che il Napoli stesse seguendo una strategia ben precisa: risparmiare le energie in Coppa per fare meglio in campionato . Se la partita di andata è finita con un deludente 1 a 3, la (buona) prestazione di ieri in Germania non è bastata a riparare il danno, consegnando così al Lipsia l’accesso agli ottavi. Ma razionalmente parlando, dal punto di vista economico, è convenuto al Napoli mollare così facilmente la competizione europea? In microeconomia si definiscono costi-opportunità le entrate a cui si deve rinunciare per effettuare una ...

Se il fact checking ignora la politica

Quando il fact checking in politica non funziona Ed anche in questa campagna elettorale, forse più del solito, sta emergendo il macro-tema della credibilità (o meno) dei programmi di governo delle forze politiche in campo. Da un lato, la proliferazione dei servizi di fact checking rappresenta un passo in avanti per il dibattito pubblico italiano, da sempre allergico a realismo e cifre. Dall’altro, invece, questi riscontrano spesso una serie di problematiche: a) vengono utilizzati per attaccare quel partito o quella coalizione che proprio non piace più che per ristabilire la verità dei fatti; b) si configurano come mere analisi contabili , statiche, che possono funzionare bene nel valutare l’offerta di un’impresa o di un amministratore (delegato o di condominio, non importa), ma che hanno molto meno senso e utilità laddove finiscono per ignorare completamente tutti i dati politici che quei numeri (e nessuno vuole negare che molti di quei numeri siano vaneggiamenti) nascondono. Oltre q...

Italo e il (falso) mito dell’Italia svenduta agli stranieri

  Italo-Ntv diventa americana. I soci dell’azienda di trasporti (soprattutto treni ad alta velocità, e da qualche tempo anche autobus di linea) hanno accettato all’unanimità l’offerta da 2 miliardi di euro presentata dal fondo statunitense Global Infrastructure Partners (Gip). Un altro pezzo del nostro paese svenduto agli stranieri? Per qualcuno sì, e questo commento su Il Giornale non è certo il primo nel suo genere. Lo spauracchio dell’acquirente straniero pronto a fare incetta di infrastrutture e logistica chiave nel nostro paese circola, sotto forma di fake news già ampiamente debunkata , da almeno un anno. Bufale.net ne scriveva a proposito così , già lo scorso aprile:  Appelli al Made in Italy strumentali alla viralità e vaghe accuse verso il nemico popolare di turno, dagli arabi ad uno “Yellow Peril” che ormai somiglia negli occhi dei viralizzatori sempre di più a personaggi oscuri e fantastici come i cattivi orientali dei serial pulp e fantascientifici del secol...

Dalle buste INPS ai diritti civili, a volte serve una spinta (o nudge)

Dario Di Vico dedica l’editoriale di giovedì 1 febbraio al nuovo servizio offerto da INPS, che permette ai cittadini di simulare e scoprire a quanto ammonta la pensione che riceveranno non appena smetteranno di lavorare. Il giornalista del Corriere ripercorre quelle che furono le (seppur brevi) polemiche che accompagnarono la partenza del servizio: si diceva che qualcuno, non contento del risultato della propria simulazione, avrebbe potuto dar vita a proteste, o addirittura sommosse. Non è stato così, il 70% degli intervistati si è dichiarato in realtà soddisfatto del servizio, mentre circa il 45% ha risposto che l’importo della pensione era «più o meno uguale» a quanto immaginava, e solo una quota tra il 13 e il 24%, a seconda del titolo di studio, l’ha giudicata «molto al di sotto». Quindi — e i risultati della busta arancione dell’INPS lo dimostrano — la maggior parte di noi arriva alla pensione senza mai controllare il proprio stato previdenziale (o senza mai farlo in tempo utile...