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Europa League: al Napoli conveniva davvero uscire?

L’esperienza in Europa League del Napoli in questa stagione ci ha confermato che l’homo sportivus non è anche oeconomicus. Non tutte le scelte finanziarie sono “razionali”, ed è proprio missione di questo blog provare a spiegare quelle apparentemente incomprensibili che finiscono sui giornali.

La gestione della partita di andata ad esempio (secondo alcuni frutto di una visione tacitamente condivisa da team e e ambiente) ha dato l’impressione che il Napoli stesse seguendo una strategia ben precisa: risparmiare le energie in Coppa per fare meglio in campionato.

Se la partita di andata è finita con un deludente 1 a 3, la (buona) prestazione di ieri in Germania non è bastata a riparare il danno, consegnando così al Lipsia l’accesso agli ottavi. Ma razionalmente parlando, dal punto di vista economico, è convenuto al Napoli mollare così facilmente la competizione europea?

In microeconomia si definiscono costi-opportunità le entrate a cui si deve rinunciare per effettuare una scelta economica. Possiamo definire i costi-opportunità della Società Sportiva Calcio Napoli i mancati introiti in termini di vendita biglietti, diritti tv, sponsor e così via delle fasi successive ai sedicesimi di finale di Europa League.

Secondo il sito dell’UEFA, vincere l’Europa League a partire dall’eliminazione diretta porta €10 milioni di euro (10 milioni e 350mila per l’esattezza) a cui vanno aggiunti gli incassi della vendita dei biglietti (fino a questo punto comunque piuttosto striminziti).

Un eventuale primo posto in campionato, pagherebbe invece €10 milioni (così come il secondo e il terzo posto), al netto di tutti i possibili ricavi marginali (vendita di merchandising e biglietteria) che possono derivare dalla vincita del tricolore. Senza contare la complicatissima partita dei diritti TV, specialmente per l’estero.

L’homo oeconomicus per massimizzare il rapporto profitto/impegno suggerirebbe di arrivare tra le prime due di Coppa Italia, secondi in campionato e ai quarti di Champions o alle semifinali di Europa League. D’altronde, però, più si snobba una competizione europea più si scende nel ranking, più i sorteggi successivi saranno ostici e via dicendo (questo ragionamento da portafoglio finanziario nasconde appunto l’assurdità della modellizzazione dell’homo oeconomicus nel calcio).

Conviene quindi al Napoli concentrarsi soltanto sulla competizione casalinga? Nì, l’ammontare dei premi è pressoché simile, ma tornando alla differenza fra scelte razionali e non, è chiaro che sulla bilancia delle opportunità De Laurentiis abbia messo anche altri “beni” non propriamente economici.

Un eventuale primo posto in campionato consegnerebbe alla squadra (da intendersi come l’insieme di giocatori, società e tifoseria) un incalcolabile guadagno in termini di prestigio, visibilità internazionale e ovviamente la gioia per un obiettivo che manca dai tempi di Maradona.

Mettetevi nei panni della società, dell’allenatore Sarri, della squadra e finanche dei tifosi che hanno “snobbato” l’Europa League: quanti soldi può valere passare di nuovo alla storia? Probabilmente molto di più di qualsiasi conto.