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Visualizzazione dei post da dicembre, 2015

Il tabù del denaro

  Articolo pubblicato su L’Unità del 19 dicembre 2015 Questo giornale — sì, proprio questo giornale — pubblicò il cosiddetto “listino di borsa”, per la prima volta, il 1° ottobre del 1985: tre colonne, senza commento, nelle pagine dell’economia. Pochissimo spazio rispetto agli altri giornali, molto se si considera che in quegli anni il Pci discuteva se bisognasse oppure no “fuoriuscire dal capitalismo”. La novità provocò sconcerto tra i militanti: ricordo accese discussioni nelle sezioni sull’opportunità della scelta. La sinistra del XX secolo era legata ad un’idea quantitativa, produttivistica e materiale dell’accumulazione della ricchezza. Il denaro era il fattore corruttivo che si inseriva nella dialettica tra lavoro e capitale, generando il famigerato plusvalore. Doveva essere reinvestito solo nella produzione di nuove merci: l’idea che, “in quanto tale”, potesse generare ricchezza, era considerata blasfema, malgrado già tutti frequentassimo la nostra filiale bancaria per contr...

Perché la Leopolda funziona

  Articolo pubblicato su L’Unità del 12 dicembre 2015 Il tema della settimana è abbastanza obbligato: quali bias comunicativi (ormai sappiamo di cosa parliamo: pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi, errori sistematici dei media) si scatenano intorno ad una manifestazione come la Leopolda? La seconda, tipica euristica in azione è quella della rappresentatività , che scatta quando valutiamo un oggetto/evento basandoci sulle caratteristiche tipiche della categoria a cui appartiene, ignorando le informazioni specifiche che ne fanno un oggetto/evento affatto diverso. Nel caso della Leopolda, la rappresentatività è data dallo stereotipo convegno/congresso politico, in cui la kermesse fiorentina viene inevitabilmente catalogata. Poiché il sistema non riesce a decodificarla diversamente, deve farla rientrare in un polveroso frame  già scritto, quello dei lunghi interventi, delle ospitate, della relazione finale del segretario, delle correnti, delle trame di corridoio. In assenza di ...

Al gran "Bar Grillo"

Articolo pubblicato su L’Unità del 5 dicembre 2015 Chiariamo subito. Per quanto si possa presumere/immaginare, il Movimento Cinque Stelle è destinato ad esserci e a rimanerci per un po’, nella politica italiana. Nessuno può sottovalutare il fenomeno: se, per diverse elezioni di seguito (nazionali, locali e sovranazionali), un partito intercetta tra il 25% (2013) e il 16% (2015) dell’elettorato, non potrà certo sparire rapidamente, come per incanto. E non basteranno da soli i giudizi severi (Ferrara e Rondolino sugli altri, viva) contro le posizioni infantili, le incapacità amministrative e la demagogia spicciola del movimento ad eliminarlo dalla scena. Qui però interessa capire altro: cioè come (e se) il movimento grillino viene accompagnato (e aiutato) nel suo percorso dalle più classiche dinamiche della psicologia sociale e da svariati bias comunicativi. DON’T BELIEVE THE POLL Qualche giorno fa un collega mi ha detto: “Quando parli dei sondaggi sembri mia zia Adele: da trenta anni co...