Andrebbe probabilmente rivista quell’idea semplicistica che vuole spiegare il successo di Lega e Cinque Stelle negli ultimi anni con la capacità di aver interpretato in tempo il disinteresse per le ideologie novecentesche, in particolare per quelle di sinistra. Salvini o Di Maio non annunciano ripetutamente la fine della destra e della sinistra solo perché è la stessa cosa che dice Mario al bar, ma semmai è il contrario: più i nuovi partiti (se consideriamo la Lega di Salvini come Lega 2.0) prendono le distanze da quelli antichi (e dalle loro ideologie), più l’attenzione si sposta sui loro temi e sulle loro proposte, anche quelle più superficiali e difficili da attuare, aggregando gli elettori intorno a nuove fratture. Le “dichiarazioni di morte” di un vecchio milieu, quindi, sono funzionali alla costruzione del nuovo gruppo e quindi del consenso.
L’inedita mappa del voto di queste politiche è in parte anche frutto di una campagna elettorale basata sul neglet delle cosiddette “ideologie novecentesche”. Attenzione, non parlo del risultato straordinario dei Cinque Stelle o della crescita della Lega in sé, quanto della particolare geografia del voto restituita dalle urne: se il nord ha scelto la Lega specialmente nelle sue aree più produttive, e il sud che ha registrato la vittoria schiacciante dei Cinque Stelle quasi ovunque è anche merito della scelta comunicativa dei loro leader quando interrogati sui massimi sistemi.
Le frequenti uscite di Salvini (“destra e sinistra non interessano ai cittadini”), il continuo sottrarsi alla domanda “lei è antifascista?” di Di Battista, così come un passaggio nel discorso della vittoria di Di Maio la sera del 5 marzo, spiegano come è stata disintegrata la “cortina di ferro” che ha separato per decenni le aree rosse da quelle azzurre. Spaccare i vecchi “gruppi” (più che i vecchi schemi) era infatti necessario per crearne di nuovi: nella società come nella politica è intorno alle fazioni che si costruisce il senso di appartenenza e quindi il consenso verso il leader.
Le ideologie novecentesche in realtà non sono sparite né morte, e le troviamo infatti (ben) nascoste dietro i programmi e i cavalli di battaglia di Lega e Cinque Stelle. Finché i temi fondamentali come lavoro, globalizzazione e sicurezza rimarranno in sospeso, le ideologie (tutte) continueranno ad esistere. La vera sfida sarà riuscire a riorganizzarle.