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A cosa assomiglia il M5S?

La classe dirigente del paese richiede urgentemente un ricambio generazionale: nuove idee, nuove proposte e (soprattutto) nuove facce cui affidarsi nei momenti più duri. Il giornalismo non è da meno. E se infatti in molti ne hanno le scatole piene dei vecchi soloni che albergano negli studi televisivi da 10, 20, 30 e anche 40 anni, l’insofferenza cresce ancora di più quando bisogna digerire i vetusti e polverosi cliché e luoghi comuni che si portano appresso.

Gli intellettuali non ci stanno capendo più niente (Ferie D’Agosto, 1995)

Esempio più classico: cercare di inseguire (e di capire) il nuovo utilizzando categorie appartenenti al passato. Quella della rappresentatività è infatti un’euristica, un modo di funzionare del nostro pensiero che ci risparmia lo sforzo di studiare fenomeni nuovi riuscendo comunque ad emettere giudizi. In gran parte dei casi, questi giudizi si rivelano però fallaci.

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Il 6 marzo per l’Huffington Post il M5S è “la nuova forza socialdemocratica in Italia, il partito delle periferie, dei disoccupati, degli operai, del Sud”

Un modo di funzionare che limita però il campo d’azione e di analisi: categorie vecchie rischiano di escludere aspetti e dettagli che non rientravano in quel sistema di pensiero che le ha originariamente ideate. Nel nostro caso, utilizzare la dicotomia PCI-DC mette fuori gioco strutture del pensiero e temi relativamente nuovi, come l’immigrazione, alcuni diritti civili e la questione relativa all’Europa. Ecco perché questo passaggio, di un articolo che ha girato molto e pubblicato su The Vision, ci sembra quantomeno curioso: [...] "dopo aver conquistato l’elettorato dell’ex Pci, il movimento del “non siamo né di destra, né di sinistra” prova ora a fare di sé una versione idealizzata della Dc — trasversale, nazionale e responsabile: il fulcro dell’ordine repubblicano. Un Movimento con poca esperienza istituzionale che prende in prestito la dubbia identità di un partito del passato".

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Per il Sole24Ore, invece, il 14 marzo i Cinque stelle sono la Democrazia Cristiana 2.0

Non solo, infatti, è “l’elemento religioso” a mancare al M5S, ma anche tutta la struttura di pensiero che si costruiva su determinati temi (che oggi contano molto di meno) e che oggi si basa invece intorno ad altri, nuovi. Tale struttura comprende, ovviamente, anche i suoi opposti e contrari, dando senso di esistere anche alle ideologie “rivali” (anche quelle, oggi scomparse).

Ma è soprattutto la situazione politica di questa pazza Terza Repubblica, che sembra tanto simile a quella della Prima Repubblica, con l’impossibilità di determinare dei vincitori, con le lunghe trattative dopo il voto per la formazione di un governo che forse non si farà, con i retroscena e i colpi di scena che stupiscono ad ogni passaggio.

La piccola differenza è che è, letteralmente, saltato tutto. E questo rende ogni interpretazione limitante e limitata, a partire dal fatto che mentre la Democrazia Cristiana era letteralmente condannata a governare, e il Partito Comunista ad opporsi al governo nazionale del Paese, la situazione di oggi è quanto di più fluida si possa pensare.

Così fluida che “la DC del terzo millennio” — o “il PCI dell’era digitale”, decidete voi” — può agilmente muoversi su linee ideali anche apparentemente in contrapposizione l’una con l’altra, sull’immigrazione come sui diritti civili come sull’Europa, ma che in realtà fanno parte di un continuum che attraversa tutta Europa, dal becero al patinato, e che punta ad acchiappare qualunque disilluso cittadino dalla politica (tanti, tantissimi) vaghi confuso alla ricerca di riferimenti istituzionali.

Se la politica della Prima Repubblica, dicevamo, era pregna di valori non emendabili, come la cristianità o il sol dell’avvenire, quella del grillismo (ma si potrebbero prendere tanti altri esempi apparentemente meno spaventosi) è un’ideologia escatologica pret a porter, che offre una palingenesi pronta all’uso, imperniata sulla contingenza del momento, del tutto aderente al mainstream che, mai come in questa epoca, sembra non fissarsi mai.

Quello della disponibilità, in questo caso (M5S come DC, M5S come PCI, la Lega come l’MSI) si ritrova ad essere fondamentalmente un bias di pigrizia. O forse di grande paura. Che la comprensione delle cose non si possa più ottenere attraverso la conoscenza a menadito di un manualetto della politica ormai del tutto stracciato.