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Apple vs. Fbi, legiferare sull’onda della paura

 Articolo pubblicato su L’Unità del 26 febbraio 2017

Nell’ottobre del 2001, a un mese dai tragici attacchi alle Twin Towers, il parlamento americano approva il Patrioct Act, la legge federale che rafforza il potere dei corpi di spionaggio nella lotta al terrorismo. Il provvedimento riesce a concludere il suo iter legislativo in poche settimane, forte dei sondaggi che lo danno come ben voluto dalla quasi totalità degli americani intervistati.

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Nell’ottobre del 2001, a un mese dai tragici attacchi alle Twin Towers, il parlamento americano approva il Patrioct Act, la legge federale che rafforza il potere dei corpi di spionaggio nella lotta al terrorismo. Il provvedimento riesce a concludere il suo iter legislativo in poche settimane, forte dei sondaggi che lo danno come ben voluto dalla quasi totalità degli americani intervistati.Le organizzazioni della difesa diritti dell’uomo si oppongono duramente alla legge, e in particolare alla possibilità delle autorità di pubblica sicurezza di ottenere dalle compagnie telefoniche i dati degli utenti senza l’obbligo di mandato. Si moltiplicano le manifestazioni e i comitati, e gran parte della società civile alla fine si schiera con gli attivisti. Tanto che nel 2007 il Patriot Act viene dichiarato anticostituzionale dalla Corte Suprema americana. Secondo alcuni, questa è la prima vittoria di un movimento di opinione che porterà poi al caso Wikileaks e al “datagate”.
Il gradimento iniziale nei confronti del provvedimento, generato dalla paura di nuovi attacchi e quindi dal più classico bias dell’emozione, si trasforma pian piano in diffidenza e in sfiducia. Il sistema 1 si abitua alle impressionanti immagini dei grattacieli distrutti e sgombera il campo per il più razionale sistema 2. Come spesso accade, dopo il momento della paura viene quello della riflessione, e anche le voci discordanti riescono finalmente a fare breccia nell’opinione pubblica.
Qualcosa di molto simile si sta ripetendo in questi giorni con il caso Apple vs. Fbi. Secondo gli esperti, la richiesta del giudice federale americano di “sbloccare” l’iPhone di Syed Rizwan Farook costituisce un pericoloso precedente legale. Il rischio è che si vada verso un nuovo e più pericoloso Patriot Act che riguardi, oltre le compagnie telefoniche, anche quelle del web come Apple, Facebook e Google.
Se guardiamo poi ai risultati dei sondaggi, il 2001 sembra ancora meno lontano. Secondo il Pew Research Center il 51% degli americani è a favore della richiesta dell’Fbi, mentre soltanto il 38% sarebbe d’accordo con la decisione di Apple di non intervenire. E pensare che a inizio 2015, sempre per il Pew, ben il 93% degli intervistati riteneva “importante” essere a conoscenza di chi poteva accedere ai propri dati sul Web, e soltanto il 6% ammetteva di fidarsi ciecamente delle agenzie governative.
L’opinione pubblica, in questi casi, è più instabile che mai ed è evidente che non possa rappresentare un indicatore affidabile. È bene ricordarselo quando qualche governo proverà a utilizzare i risultati dei sondaggi per giustificare un giro di vite.