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La TV non è morta

 La TV è morta? Niente affatto. Il 2018 sarà forse l’anno in cui Facebook verrà “riparato” per tornare allo splendore di un tempo, ma il tubo catodico tiene ancora botta e non è per niente vero che vecchi format e palinsesti sono destinati a sparire a breve per far posto a video verticali e meme in bassa definizione.
Certo, se guardiamo “soltanto” ai ricavi pubblicitari e all’indice di innovazione dei brodcaster emerge un quadro decisamente diverso: in Italia alcuni importanti player sono in crisi, mentre altri — considerata anche la pesante variabile “servizio pubblico” — hanno ancora diversi problemi a migliorare le modalità di fruizione dei contenuti. Tuttavia, alcuni numeri ci aiutano a capire che, al contrario di quanto si sostiene da anni (qui, qui o addirittura qui), la TV tiene ancora testa ad internet, almeno quando si tratta di dettare l’agenda culturale.

Ricerca

Cominciamo con una classifica: le keywords più cercate su Google Italia del 2017 corrispondono quasi tutte a prodotti dello showbiz tradizionale o a contenuti trasmessi originariamente via etere: cinema, programmi e personaggi televisivi.
Al primo posto c’è la conduttrice delle iene Nadia Toffa, talmente cercata che si è piazzata terza anche nella classifica delle ricerche globali su Google nella categoria “people”. Al terzo posto c’è “Italia Svezia”, una (ahimè triste) partita di calcio trasmessa su Raiuno, così come “Giro d’Italia” e “Tour de France” rispettivamente al sesto e all’ottavo posto ed entrambe mandate in onda sui canali Rai. Al quarto posto c’è la keyword “Sanremo” (più “tradizionale” di quest non c’è) e al settimo “Occidentali’s Karma” che di Sanremo è stato invece il brano vincitore (e secondo classificato fra i video YouTube più visti in Italia, battendo la star del web Rovazzi).
Insomma, quando si cerca qualcosa su internet, si cerca soprattutto la TV.

Intrattenimento

Sembra ieri quando gli esperti avvisavano al TG dei pericoli che i ragazzi correvano se rimanevano incollati tutto il giorno davanti alla TV. La violenza di alcuni film e telefilm è stata per anni accusata dal MOIGE di avere un’influenza negativa sul comportamento di bambini e adolescenti (qui un bell’articolo di Vice con il peggio di), spesso peraltro in maniera sconclusionata nonostante la mole di lavori sul tema. Per qualche il dibattito sembrava aver perso di interesse, salvo poi ricomparire negli ultimi mesi, con il boom delle serie tv made in Italy. Secondo Google News ad esempio, Gomorra, prodotta dal “tradizionalissimo” Sky, è stata citata circa 299 mila volte da giornali e blog italiani (contro le 83mila citazioni di Stranger Things e le 103mila di Narcos — entrambe di Netflix, per dire). Recentemente la serie ideata da Saviano è stata poi accusata dal sindaco (via radio, tralaltro) e dal questore di Napoli di essere in un certo modo “responsabile” dell’aumento di violenza giovanile in città. Che questo sia vero o no, lo lasciamo decidere agli altri, ma intanto l’agenda è stata settata.

Politica

Quando la campagna elettorale entra nel vivo, i politici scelgono come cassa di risonanza per i loro programmi e le loro promesse migliori i mezzi di comunicazione tradizionali.
Non c’è blog che tenga, e nemmeno account Twitter: le sparate più grosse partono quasi sempre dalla tv.
L’unica grande eccezione è il ministro Calenda, che però 1) non è candidato, e 2) non è certamente popolare come i suoi colleghi o ex colleghi di partito. Se Pietro Grasso utilizza quindi la trasmissione in prima serata di Fazio per presentare il simbolo del partito (e far partire il “meme delle foglioline”, ripreso poi ampiamente in rete), Di Maio aspetta invece di farsi intervistare da Bruno Vespa per (ri)spiegare la posizione del M5S sull’euro; quella — ancora più discutibile — sui vaccini viene data qualche giorno fa addirittura via radio. Berlusconi, dopo un importante restyling della sua comunicazione online, è tornato a presenziare in TV con la frequenza di una volta: gli spiegoni sulle “slides fisiche” fanno il giro degli studi televisivi e le dirette delle trasmissioni vengono riprese dalla pagina Facebook ufficiale (ancora una volta, è il web che insegue la tv). Resta da capire se è la TV ad essere fondamentale per la politica o il contrario (qui qualche numero per cercare di interpretare il fenomeno). Salvini fu accusato di avere “eccessivamente” battuto il record delle presenze in tv dei politici; la Fornero, per rispondere alle accuse proprio di Salvini, ha di recente scelto la trasmissione di Floris su La7. Per concludere, la settimana scorsa il “digitalissimo” Matteo Renzi ha scelto invece Matrix — piuttosto che un tweet — per mostrare agli italiani il suo conto corrente.
Insomma, la TV non è morta per niente, piuttosto si integra con il web e con altre le forme di comunicazione più moderne (meme, video virali, compilation, montaggi etc).
Alcuni temi, però, continuano ad essere prerogativa del tubo catodico e l’impressione è che, almeno da noi, lo saranno per ancora molto.