Fra le sfide che i grandi player del tech dovranno affrontare nei prossimi mesi c’è anche quella di rispondere a chi le mette sotto accusa per la disparità fra il capitale accumulato e il numero di posti di lavoro generati. Ecco tre velocissimi punti che aiutano ad inquadrare il fenomeno in maniera globale e a distinguere la realtà dallo storytelling.
- I flussi di ingresso nel mondo del lavoro (ossia quante persone sono state assunte dalle Big Four negli ultimi dieci anni) sono enormemente migliori per le aziende tech rispetto a quelle dell’industria tradizionale. Anzi: quelle tradizionali vanno calando il loro contributo occupazionale ovunque si trovino grazie alla crescita dell’impatto dell’automazione. Simple as that.
- Il problema, su cui si basa gran parte dello storytelling “sovranista” degli ultimi anni, è che spesso i posti di lavoro delle aziende hi-tech si inseriscno nelle catene globali di valore: i nuovi posti di lavoro si distribuiscono all'interno si catene di valore globali (e non soltanto nelle click farm e alle scrivanie dei turchi meccanici). Anche considere da soli i dati su base nazionale è, infatti, fuorviante. Per quanto riguarda il settore dell’e-commerce, e nello specifico proprio di Amazon, la relazione fra il comparto e la creazione/perdita di posti di lavoro è più complicata di quanto sembra. Anzi, secondo alcuni esperti l’azienda di Jeff Bezos crea più lavoro di quanto ne distrugga: al contrario di quanto si credeva soltanto qualche decennio fa, oggi i computer battono gli umani nella pianificazione dei compiti e dei flussi di lavoro. Amazon ha bisogno di persone soprattutto per le loro capacità cognitive e non solo per radiocomandare i robot.
- Veniamo quindi al terzo punto: l’economia “del digitale” non esiste. O meglio, tutti i settori dell’economia (seguendo strategie e ritmi differenti) stanno attraversando una fase di trasformazione dei processi. General Motors non fa eccezione: lo stesso colosso dell’automotive americano investe oggi in automazione e in futuro investirà in intelligenza artificiale. Molto probabilmente lo farà appoggiandosi alle infrastrutture offerte dagli stessi GAFA (cloud computing, deep learning e M2M) o a quelli che saranno i big player di domani. Questo oltre al non significare per forza perdita di posti di lavoro, favorirà l’allineamento dei due grafici e quindi la ri-distrubuzione della forza lavoro fra i settori. Il futuro del mondo del lavoro e del rapporto tra economia reale e tecnologia è sì pieno di incognite, a volte anche spaventose. Ma per affrontarlo al meglio sarà necessario farlo senza preclusioni ideologiche né tesi preconcette. Speriamo che questo contributo possa essere utile proprio a questo.

