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Le Big Four: ma è proprio vero che danno troppo poco lavoro?

Fra le sfide che i grandi player del tech dovranno affrontare nei prossimi mesi c’è anche quella di rispondere a chi le mette sotto accusa per la disparità fra il capitale accumulato e il numero di posti di lavoro generati. Ecco tre velocissimi punti che aiutano ad inquadrare il fenomeno in maniera globale e a distinguere la realtà dallo storytelling.
  1. I flussi di ingresso nel mondo del lavoro (ossia quante persone sono state assunte dalle Big Four negli ultimi dieci anni) sono enormemente migliori per le aziende tech rispetto a quelle dell’industria tradizionale. Anzi: quelle tradizionali vanno calando il loro contributo occupazionale ovunque si trovino grazie alla crescita dell’impatto dell’automazione. Simple as that.

  2. Il problema, su cui si basa gran parte dello storytelling “sovranista” degli ultimi anni, è che spesso i posti di lavoro delle aziende hi-tech si inseriscno nelle catene globali di valore: i nuovi posti di lavoro si distribuiscono all'interno si catene di valore globali (e non soltanto nelle click farm e alle scrivanie dei turchi meccanici). Anche considere da soli i dati su base nazionale è, infatti, fuorviante. Per quanto riguarda il settore dell’e-commerce, e nello specifico proprio di Amazon, la relazione fra il comparto e la creazione/perdita di posti di lavoro è più complicata di quanto sembra. Anzi, secondo alcuni esperti l’azienda di Jeff Bezos crea più lavoro di quanto ne distrugga: al contrario di quanto si credeva soltanto qualche decennio fa, oggi i computer battono gli umani nella pianificazione dei compiti e dei flussi di lavoro. Amazon ha bisogno di persone soprattutto per le loro capacità cognitive e non solo per radiocomandare i robot.

  3. Veniamo quindi al terzo punto: l’economia “del digitale” non esiste. O meglio, tutti i settori dell’economia (seguendo strategie e ritmi differenti) stanno attraversando una fase di trasformazione dei processi. General Motors non fa eccezione: lo stesso colosso dell’automotive americano investe oggi in automazione e in futuro investirà in intelligenza artificiale. Molto probabilmente lo farà appoggiandosi alle infrastrutture offerte dagli stessi GAFA (cloud computing, deep learning e M2M) o a quelli che saranno i big player di domani. Questo oltre al non significare per forza perdita di posti di lavoro, favorirà l’allineamento dei due grafici e quindi la ri-distrubuzione della forza lavoro fra i settori. Il futuro del mondo del lavoro e del rapporto tra economia reale e tecnologia è sì pieno di incognite, a volte anche spaventose. Ma per affrontarlo al meglio sarà necessario farlo senza preclusioni ideologiche né tesi preconcette. Speriamo che questo contributo possa essere utile proprio a questo.