Negli scorsi mesi ho avuto l’occasione di partecipare al primo lavoro realizzato dal team di Progetto #puntozero, iniziativa organizzata dal CRS e dal Centro Nexa del Politecnico di Torino e coordinata da Fabio Chiusi. Insieme con rappresentanti di partiti politici, agenzie di comunicazione, autorità indipendenti, piattaforme digitali, sindacati e giornalisti si è provato ad innescare una sorta di “dibattito a puntate”, sotto forma di laboratorio partecipato e incentrato sul tema delle campagne elettorali online (il nome dell’iniziativa era appunto “Persuasori Social”).
L’output del lavoro — un paper riassuntivo — riporta le posizioni sulle diverse tematiche toccate e le soluzioni proposte dagli interlocutori intervenuti sui temi di public policy emersi. Vale la pena riportarne quelli a mio parere più interessanti:
- La fluidità dei news feed e la sempre maggiore complessità e professionalizzazione delle attività di social media managing rende ad oggi impossibile distinguere in maniera netta la propaganda politica da altri tipi di discorsi, capaci a loro volta di influenzare l’opinione pubblica. Questo si sta già verificando adesso: dopo la stretta di Facebook sulle ads politiche, molti sono stati i casi di ban di pagine di news che sponsorizzavano post di notizie con l’ovvio scopo di informare, scambiato però dalla piattaforma come “campagna elettorale”.
- Dai lavori del progetto è emerso il problema — più complesso da risolvere — di come gestire anche tutti quei casi ambigui, come le pagine “unofficial”, i contenuti satirici e i memi che si inviano tramite le app di instant messaging. Fra le soluzioni individuate, invece, la possibilità di estendere il regolamento a tutti i tipi di ads, rendendo evidente il committente per ogni campagna pubblicitaria.
- Capitolo fake news. Tutti gli stakeholder che hanno partecipato al progetto si sono dimostrati scettici nel riconoscervi davvero una questione significativa. Se da un lato è stato infatti più volte rimarcato come si tratti piuttosto un sintomo della gravissima crisi del comparto informazione e formazione (e non di quello della rete), dall’altro quasi tutti si sono dimostrati concordi sul fatto che “i veri megafoni della disinformazione siano i vecchi mezzi di comunicazione di massa (in primis TV e giornali). Ancora una volta, la soluzione più auspicabile non è tanto legiferare (ne abbiamo parlato qui) quanto il favorire la formazione di quegli utenti — i giovani e gli anziani, soprattutto — più a “rischio disinformazione”.
- Di conseguenza, dalle riunioni emerge anche la sottostima del problema delle filter bubbles e delle eco-chambers. Due fenomeni, secondo gli esperti intervenuti, che esistono da sempre e che le nuove tecnologie non hanno di certo contribuito ad ingigantire. Al contrario, la rete fornisce a tutti la possibilità di entrare in contatto con molte più fonti e persone (e quindi contenuti) rispetto a prima.