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Perché non abbiamo bisogno di leggi contro le fake news

Ieri la Commissione europea ha proposto una serie di misure per affrontare il problema della disinformazione e della diffusione di fake news su internet.  La Commissione identifica come fake news: quella informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico. Sebbene si tratti al momento soltanto di linee guida per le piattaforme e per il settore di riferimento (che potete consultare qui ) troviamo già nella definizione del problema diverse criticità, ad esempio: Non è chiaro cosa si intenda di preciso per informazione “imprecisa” (sono incluse le omissioni involontarie?) o “fuorviante”. Un argomento in grado di destabilizzare il sistema di valori e di credenze di un individuo non è detto che abbia lo stesso effetto su altri individui: a questo proposito, un recentissimo studio ha provato ad elaborare un modello in grado di identificare a pr...

Le Big Four: ma è proprio vero che danno troppo poco lavoro?

Fra le sfide che i grandi player del tech dovranno affrontare nei prossimi mesi c’è anche quella di rispondere a chi le mette sotto accusa per la disparità fra il capitale accumulato e il numero di posti di lavoro generati. Ecco tre velocissimi punti che aiutano ad inquadrare il fenomeno in maniera globale e a distinguere la realtà dallo storytelling. I flussi di ingresso nel mondo del lavoro (ossia quante persone sono state assunte dalle Big Four negli ultimi dieci anni) sono enormemente migliori per le aziende tech rispetto a quelle dell’industria tradizionale . Anzi: quelle tradizionali vanno calando il loro contributo occupazionale ovunque si trovino grazie alla crescita dell’impatto dell’automazione. Simple as that. Il problema, su cui si basa gran parte dello storytelling “sovranista” degli ultimi anni, è che spesso i posti di lavoro delle aziende hi-tech si inseriscno nelle catene globali di valore: i nuovi posti di lavoro si distribuiscono all'interno si catene di valore ...

Info e note legali

I bias sono tutti quegli errori di giudizio che rischiamo di commettere quando la fretta, la stanchezza o la noia prendono il sopravvento. Sono errori che commettiamo tutti, ogni giorno, la maggior parte delle volte senza rendercene conto. Secondo Daniel Kahneman, psicologo vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2002, quando siamo sovrappensiero o non molto ferrati nell’argomento di cui si discute, finiamo spesso per dare giudizi affrettati. Per risparmiare energie cognitive, insomma, il nostro cervello utilizza strategie rapide e immediate, che nella maggior parte dei casi conducono a risposte fallaci e illogiche ( biased, appunto). I mediabias sono gli errori sistematici di giudizio che avvengono sui media. Le fake news, le “voci che girano”, ma anche le contronarrazioni fallaci che i media contribuiscono a rinforzare quando non verificano le fonti e danno spazio a conclusioni parziali e distorte. Pensiamo ad esempio alle numerosissime bufale sulla scienza e sulla salute, così...